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20/06/2016

Claudia Renzi

Pena di morte, la prima campagna contro è per Maria Barbella

-di Claudia Renzi- Stati Uniti, 1895. I destini di due donne diversissime si incrociano in nome della lotta contro la pena di morte. Nuova edizione del libro di Idanna Pucci La Signora di Sing Sing che ripercorre il celebre processo all’immigrata italiana Maria Barbella, la prima donna condannata alla sedia elettrica nello stato di New York. Al suo fianco si schierò con successo l’attivista Cora Slocomb, americana sposata a un italiano e bisnonna dell’autrice.

Poche vicende riescono a suscitare sentimenti assai contrastanti tra loro, conciliabili solo in nome di principi più alti, come umanità e giustizia, e farci sperare che un domani leggi scritte e non scritte potranno finalmente coincidere. È arduo, infatti, non prendere le parti di una donna manipolata da un uomo che l’ha violata e ingannata, cercando poi di spingerla al suicidio, pur di liberarsene; ma lo è altrettanto verso di lui, se lei decide di farsi giustizia da sola, senza tentare altre strade, ammazzandolo.

Dunque, regole civili o “legge del taglione”? Appare subito pienamente condivisible la posizione di un Paese che vuol far prevalere le prime sulla seconda e sui retaggi da cui scaturisce, rappresentati da una minoranza etnica restia ad abbandonare certe prassi barbariche. Peccato che la pena prevista per il delitto sia un altro delitto: la condanna a morte. E che l’imputata e i testimoni chiave in pratica non parlino la lingua della corte. Non è un soggetto operistico, per quanto ne presenti i tratti: l’amore tradito, il delitto d’onore, la terra straniera, la pena capitale. È il caso di Maria Barbella, un’immigrata italiana negli Stati Uniti che oggi sarebbe tristemente nota come la prima donna giustiziata sulla sedia elettrica, se non fosse intervenuta a salvarla una sconosciuta Antigone, pronta a lottare contro il potere, impiegando tempo e risorse per la causa di una donna la cui esistenza le era nota fino a quel momento solo dai giornali.

l suo nome era Cora Slocomb: diversa da Maria, ma a lei speculare. Americana dell’alta borghesia, aveva compiuto il viaggio inverso rispetto a quello della giovane sarta lucana. In Italia ci era arrivata da New Orleans per seguire il marito Detalmo di Brazzà e stabilirsi vicino a Udine. Era il 1895 e mentre Cora, divenuta contessa, sfruttava la creatività e il piglio imprenditoriale per promuovere la sua scuola di merletti friulani in tutto il mondo, Little Italy faceva da sfondo a quello che a prima vista pareva un tipico omicidio passionale. Nessuno si sarebbe mai aspettato che la storia di Maria e Domenico Cataldo, il connazionale ucciso, avrebbe dato il via alla prima campagna contro la pena di morte. Cora infatti mobilitò tutte le sue conoscenze per sensibilizzare l’opinione pubblica e assicurare un giusto processo a Maria, rivelando la reale dinamica dell’omicidio a dispetto dell’ostilità dei media e dei pregiudizi sessisti e razzisti diretti contro la ragazza italiana.

Infine, nessuno si sarebbe aspettato che i documenti perduti della vicenda giudiziaria sarebbero stati ricostruiti e resi disponibili grazie a un libro che nel tempo continua ad arricchirsi di aggiornamenti. Per questo motivo, ogni nuova edizione di The Trials of Maria Barbella di Idanna Pucci è sempre la benvenuta. La Signora di Sing Sing è la versione in italiano dell’originario testo inglese del 1997, giunto quest’anno alla terza ristampa per i tipi di LEF con due belle novità: l’introduzione di Edgar Morin e una postfazione che promette di rispondere agli ultimi interrogativi sulla storia di Maria. Cora Slocomb era la bisnonna di Idanna Pucci: un legame che ha spinto l’autrice a cercare e raccogliere le fonti necessarie alla ricostruzione del processo: atti pubblici, articoli di giornale e testimonianze tramandate nel tempo, tra New YorkFerrandina, il paese di origine dei Barbella. Mancava però il contributo essenziale a questo straordinario scavo nella memoria: le voci dei discendenti di Maria. Il cerchio si è chiuso: tre italoamericane - Arlene, Cheryl e Lillian – hanno finalmente riconosciuto la propria antenata nelle pagine del libro.

“Per me – dice l’autrice – scoprire questa storia, entrandoci sempre più dentro, trovando dettagli sorprendenti per poi cercare di trasmetterla, è stata un’esperienza unica. Mi si è aperta una finestra su un passato molto attuale, un mondo allo stesso tempo a me sconosciuto. Un pezzo di storia completamente dimenticato – prosegue – e vederlo emergere è stata una grande emozione, una vera e propria avventura. Alla fine, sono arrivata alla conclusione che nella vita bisogna tentare di essere dei buoni antenati! Cosa non tanto difficile!”

Quanto accaduto a Maria Barbella è restituito con forza coinvolgente dalla descrizione dettagliata di pagine dense di nomi, date, immagini, eventi. Proprio grazie all’esperienza in carcere, nel braccio della morte a Sing Sing, la ragazza italiana maturò una nuova consapevolezza di sé, aiutata da attivisti e persone comuni a lei solidali. In molti compresero che Maria – in difficoltà economiche e semianalfabeta – non era stata messa nelle condizioni di poter seguire realmente il processo a suo carico: la traduzione italiano-inglese approssimativa, l’omertà di alcuni presenti e la sospetta accondiscenza degli avvocati d’ufficio verso un magistrato, John W. Goff, apertamente maldisposto, furono fattori determinanti per arrivare rapidamente al verdetto di colpevolezza. Ma sia al carcere di Le Tombs che a Sing Sing, dove fu la prima donna a varcare la soglia di una cella, Maria trovò il sostegno di persone che l’aiutarono a emanciparsi socialmente e culturalmente garantendole un’istruzione, oltre ad assicurarle il necessario supporto emotivo.

La narrazione della Pucci coglie tutte le sfumature di questa vicenda, alternando lo stile energico e asciutto da legal thriller riservato alla descrizione delle indagini e dei processi a quello empatico che accompagna le parole e i gesti delle donne schierate a favore della ragazza durante la permanenza in prigione, come la filantropa Rebecca S. Foster. I regali per consolare la detenuta, le lezioni d’inglese, l’ascolto dei suoi sfoghi: da questo delicato ritratto emerge la verità paradossale, contorta di Maria. Non voleva ucciderlo, ma ferirlo per attirare l’attenzione della polizia sul suo caso, nella speranza che un giudice avrebbe obbligato Cataldo a sposarla. Perché lei non poteva certo vivere da disonorata, a Manhattan come in Italia. Ma lui, che prima di venire ferito mortalmente con un rasoio le aveva detto pubblicamente che nemmeno un maiale l’avrebbe sposata, aveva per giunta già moglie e figli in Basilicata.

Con una petizione firmata da politici, artisti e intellettuali e un team di avvocati celebri – Frederick House, Emanuel Friend ed Edward Hymes – Cora portò a termine la sua missione nel 1896, ottenendo l’auspicato verdetto di non colpevolezza. Per arrivare allo scopo lottò contro i pregiudizi dei maggiori quotidiani dell’epoca, cercando il dialogo con la stampa, senza farsi intimidire dalle minacce (le fu assegnata la scorta di un poliziotto italoamericano, Joe Petrosino), conducendo numerose indagini private e cercando sostegno presso qualsiasi soggetto in grado di portare un contributo. E tutto ciò in nome dell’etica. L’impresa fu più ardua del previsto anche a causa di un altro fattore, spietatamente cinico: l’introduzione della sedia elettrica al posto dell’impiccagione era infatti al centro dello scontro fra Edison eWestinghouse per il monopolio del settore energetico. Non stupisce che Idanna Pucci abbia deciso di condurre un’altra lotta in nome degli stessi principi che spinsero la sua antenata: ieri contro l’ingiustizia, oggi contro l’oblio. I documenti conservati dalla famiglia furono totalmente distrutti da due incendi. Non rimaneva che una testimonianza dell’eroismo di Cora tramandata da Detalmo, bisnonno dell’autrice: il punto di partenza per togliere il velo a ciò che era stato seppellito o distrutto dal tempo. Con un solo obiettivo: non dimenticare.

Il libro ha già conosciuto con successo una riduzione teatrale diretta da Davide Di Prima eAdriano Nubile e interpretata da Francesco Evangelista e dalla Compagnia SenzaTeatro. Il progetto più ambizioso è un film diretto da Candida Brady per la Blenheim Films. L’autrice presenterà il volume al Festival Letteratura di Mantova nell’ambito dell’evento “Storie straordinarie di ieri e di oggi” curato dalla Libreria Di Pellegrini a Casa Adreasi l’8 settembre alle 18; Maria Pia Simonetti introdurrà La Signora di Sing Sing mentre Riccardo Braglia presenterà il libro di Terence Ward Il guardiano della Misericordia, edito sempre da LEF.

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Il libro

  • La signora di Sing Sing

    La signora di Sing Sing

    Idanna Pucci

    Manhattan, 26 aprile 1895: un emigrante italiano muore per mano di una compaesana da lui brutalmente sedotta e abbandonata.Il processo è frettoloso e venato di razzismo. L’accusa è di omicidio di primo grado. Il... Continua »

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