Panorama

17/08/2016

Mauro Querci

Courtesy of Panorama nr. 33 del 17/03/2016

Fabio Clauser

L'uomo che sussurra agli alberi

Conosce ogni segreto dei boschi italiani. Parla di faggi, abeti e querce secolari con tono incantato. A 96 anni si commuove pensando al mirtillo rosso che cresce nelle zone più selvagge. Quando la parola ecologia sembrava esotica, lui già difendeva il verde della Penisola.


"Non stanno affatto male i boschi italiani. Crescono in superficie. Trasformano i paesaggi. Esercitano persino quel presidio idrogeologico che noi non siamo in grado di fare, per mancanze di risorse". Fabio Clauser è il decano dei forestali italiani, pioniere della salvaguardia e dei rimboschimenti nella penisola, quando ancora la parola "ecologia" suonava esotica. Ora a 96 anni vive qui a Montalbino, qualche chilometro di strada bainca dal paese di Pratovecchio, nel cuore delle foreste del Casentino, che ha contribuito a rendere un luogo di bellezza commovente. Attorno, querce secolari e in lontananza, sulla montagna di fronte, il monastero di Camaldoli. "Lassù si vedono abeti di 50 metri, quando la convinzione diffusa è sempre stata che a queste latitudini non superassero i 30". Lo dice divertito: con la lucida leggerezza di chi molto ha visto e la mattina può scendere ancora nell'orto a controllare "se le zucche si sono finalmente aperte". In questa ex torre d'avvistamento del Duecento costruita dai monaci, c'è anche la metà della sua vita, Viana, 94 anni, la donna che ha sposato nel 1947 e che con lui coltiva le virtù di ironia e cortesia. "Non abbiamo badanti, ci badiamo a vicenda...". Sulla sua lunga esperienza iniziata in un villaggio della Val di Non dov'è nato, attraverso gli anni dell'università e la guerra, le prime destinazioni professionali tra foreste e parchi, e ancora, scontri con la burocrazia e sperimentazioni di selvicoltura sul campo, incontri fortuiti e personaggi illustri, Fabio Clauser ha da poco pubblicato un libro di memorie. Arguto e snello come dev'essere un uomo che sa sussurrare agli alberi, s'intitola Romanzo forestale (Libreria Editrice Fiorentina).

I boschi italiani sono in aumento: coprono 11 milioni di ettari (l'Italia ha una superficie di 34 milioni di ettari), con una crescita di circa 600 mila nell'ultimo periodo.

È assolutamente positivo. Significa miglior protezione naturale, e gratis, del territorio. C'è anche chi pensa che questa crescita procuri un danno paesagistico. Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretaria all'Ambiente, ha denunciato "un'aggressione del bosco" ai terrazzamenti delle Cinque Terre. Con sempre meno contadini a coltivarli, la natura se li riprende. Si perde un paesaggio bellissimo, si obietta. Vero. Il Fondo ambientale italiano sta cercando di mantenere una piccola area di vigne, ripristinando le terrazze. Tuttavia, diciamocelo: non si può recuperare tutto.

In Italia il patrimonio forestale è valorizzato?

Il verbo mi fa un po' paura perché, in concreto, significa "tagliare". Quando io ho gestito i parchi del Casentino si ricavavano anche 20 mila metri cubi di legna all'anno, con vantaggi per l'ambiente. Si prelevava infatti meno biomassa di quanta poi ne ricrescesse. Nelle foreste casentinesi è stato scoperto di recente un faggio di 500 anni. Si pensava che questa pianta non arrivasse ai tre secoli. Invece è longeva. Bisogna solo lasciarla vivere.

Hanno più valore le foreste o i boschi?

È la vera questione italiana, un Paese dove metà del patrimonio verde è ancora costituito da boschi cedui (tagliato periodicamente, ndr). Lo sfruttamento intensivo ha impedito lo sviluppo delle grandi fustaie, che in prospettiva darebbero molto più legname. Dal bosco ceduo si ricavano 30 quintali per ettaro l'anno, mentre da una fustaia circa il doppio. Al contrario, si danno contributi per tagliarla, impedendone così una maturazione completa.

Qual è il luogo più selvaggio in Italia?

Quello con i boschi di faggio sull'Appennino tra Abruzzo e Calabria. Meraviglioso. Un collega ci ha scoperto di recente delle querce antichissime, alte 50 metri. Non mi ha voluto dire esattamente dove, ma è meglio che nessuno lo sappia.

Qual è la regione più virtuosa, a livello forestale?

Il Trentino. Ha persino creato un'azienda per la sistemazione dei torrenti. All'opposto, c'è la Sicilia, tra le regioni con meno boschi e più addetti forestali, oggi più di quelli che aveva l'intera Italia prima della guerra. Però, possiede anche delle perle: ricordo un bosco di tasso e acero montano a Portella dell'Obolo, e dei faggi superstiti e bellissimi, sempre sui monti Nebrodi.

Il suo primo ricordo "arboreo"?

Avrò avuto cinque anni e conservo l'immagine di un albero di Natale, in tinello. A Malosco, che allora contava un centinaio di anime, casa nostra era al margine di un bosco di abeti che lambisce Merano e sale fino a 2 mila metri. Il giovedì accompagnavo i miei compagni che dopo la scuola portavano le mucche al pascolo. C'era la scacchiera che avevamo inciso su un tavolo da picnic. Come pedine si usavano piccole pigne di larice...

Poi vita e lavoro l'hanno portata qui, tra alberi monumentali...

Lo è anche quella quercia dove lei ha parcheggiato! Ha oltre cinque secoli. Gli abeti bianchi arrivano addiritutta a 60 metri e 600 anni. Da queste parti c'è un luogo magico, il monte Falco, che è il baluardo dell'Appennino prima della Val Padana. Nelle giornate molto limpide dalla cima s'intravede l'Adriatico, all'opposto i monti della Corsica, mentre a Nord la cerchia delle Alpi e a Sud il Monte Amiata. Con la vista si spazia per 250 chilometri. Lassù, la vegetazione è straordinaria: ci si trova il mirtillo rosso, rarità a queste latitudini.

Certo che in queste zone un afflato mistico si avverte.

È curioso che ci sia una diversa filosofia di silvicoltura, secondo gli ordini a cui fanno capo le varie foreste. Nei primi due casi il riferimento è benedettinoo e il verde era coltivato per ottenere reddito. Da lì si ricavavano i grandi travi per il Duomo di Firenze o i legni della flotta navale pisana. C'erano anche dei piccoli porti sull'Arno per trasportare i tronchi d'abete. I frati della Verna, invece, che seguivano la regola di carità, hanno lasciato sviluppare un'area completamente naturale. Tant'è vero che, intorno al loro santuario, faggi e abeti raggiungono i 35-40 metri.

È la natura la vera "grande bellezza"?

Be', prenda i fiori di agrimonia con le sue campanule gialle e, all'estremità dei petali, delle codine arricciate: sono bellissimi. Perché sono fatti così, mi chiedo? Per richiamare gli insetti, certo. Ma c'è dell'altro e io non riesco a spiegarmi quella bellezza.

Lei crede in Dio?

Sono agnostico, in me coesistono ateo e credente.

A 96 anni ha paura del "poi"?

E perché mai... Ho trovato consolazione in quel che ha detto, credo, un profeta: "Ti ringrazio, Signore, per avermi saziato con una lunga vita". Sul "poi", comunque, nutro una certa curiosità.

Con la riforma Madia il Corpo forestale entra nell'Arma dei Carabinieri...

È strano che i forestali debbano occuparsi pure di contraffazioni alimentari. Loro guadagneranno un po' di più, eppure la salvaguardia dell'ambiente non ci guadagnerà. L'amministrazione forestale dovrebbe passare tutta alle Regioni.

Nel suo libro descrive Amintore Fanfani come amico della natura.

Di sicuro lo era di queste foreste. È stato lui che mi ha dato la possibilità di difenderle. C'è stato un senatore che, volendo costruire un villaggio turistico a Campigna, qui vicino, aveva chiesto il mio trasferimento. Trent'anni dopo ha riconosciuto che avevo ragione io. Se non ci fosse stato Fanfani avremmo un villaggio turistico in più e meno foresta.

Invece, non stimava Giulio Andreotti.

Nel 1973 fece la legge con cui i dipendenti pubblici potevano andare in pensione anticipatamente. Così abbiamo perso gli elementi migliori dell'amministrazione statale, Corpo forestale incluso. E sono stati sostituiti dai fedeli ai politici. Funziona sempre così.


A questo punto, Clauser mi porta a vedere un crinale vicino alla sua casa. Ai lati del sentiero si alza un muro giallo di ginestre. "Forse è per l'effetto serra. Non avevano mai fiorito tanto, quassù" dice. Finora la giornata è stata di pioggia e nubi, ma con un raggio di sole tutto prende colore. "Basta lasciar fare alla natura: non le sembra una strada d'oro?"

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Il libro