Gino e l'alluvione

Gino e l'alluvione

Giorgio Bruni

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Scheda dettagliata

Alle cinque del mattino del 4 novembre 1966, alla fine di un periodo di piogge molto violente, l’acqua – ovvero quel misto di acqua, fango, nafta, benzina ,tronchi d’albero e parti di automobili che l’Arno portava con sé – irrompe in via de’ Bardi, proseguendo il percorso rovinoso che avrebbe messo quella stessa mattina la città in ginocchio. Ma Gino, al caldo, nel suo letto, non se ne accorge. E anche in seguito al brusco richiamo della moglie Iris, preferisce trattenersi in un dolce dormiveglia in cui affiorano alla mente amici e conoscenti, con i loro tic, con i loro casi e le loro stranezze. Finalmente in piedi, superata la sorpresa e lo sgomento iniziali, si trova a fare i conti con l’emergenza. L’alluvione diviene per lui occasione di ripensare ai rapporti con il prossimo e fare il punto sulla propria vita, le sue sfide quotidiane e i suoi colpi d’ala irripetibili.

L’umanità delle persone, la solidarietà fra “più o meno amici” in una situazione cosi drammatica; come gli uomini anche se molto semplici e un po’ rozzi nei modi, possano essere nobili d’animo. La gelosia, il confronto fra due mondi: quello fiorentino e quello siciliano la bonomia di Gino che spesso è occasione di fraintendimenti per il siciliano. La solidarietà fra le donne. La chiave della storia è il carattere, dei  fiorentini, la generosità, l’orgoglio l’amore, e la speranza.

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